Il%20consigliere%20della%20Divisione%20A
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La Squadra

Maria

Lucarelli

Nata a Sora (FR)

il 15/02/1971

Attività da Calciatrice

 

• Dal 1987 al 1990: S.S. Sora Calcio (Serie C)
• Stagione 1990 – 1991: S.S. Lazio Calcio (Serie A)
• Stagione 1991 – 1992: Frosinone Calcio (Serie C)
• Stagione 1992 – 1993: S.S. Lazio Calcio (Serie A)
• Dal 1993 al 1996: Frosinone Calcio (Serie B)
• Dal 1996 al 1999: Colleferro C5 (Serie C)

2 volte Vice campioni d’Italia
• Stagione 1999 – 2000: Villa Aurelia C5 (Serie C)
• Dal 2000 al 2004: SS Lazio C5 (Serie C)

2 volte Campioni d’Italia, Coppa Lazio
• Stagione 2004 – 2005: S.S. Caprera Calcio (Serie B)
• Dal 2005 al 2007: Time Sport C5 (Serie C)
 

• Dal 2007 a Dicembre 2010: Sora C5 (Serie C)

Vittoria campionato, Coppa Lazio

• Da Dicembre 2010 a Giugno 2011: Sporting Torrino (Serie C)

• Stagione 2011 – 2012: Real Milan Ceprano C5 (Serie C)

Vittoria campionato

• Stagione 2012 – 2013: Cemprano (Serie A)

• Stagione 2013 – 2014: Olympus (Serie A)

• Dal 2014 al 2016: Bellator Ferentum (Serie C/A2)

Vittoria campionato

• Dal 2016 al 2018: Balduina C5 (Serie C/A2)

Vittoria campionato, 2 Coppe Italia, Miglior Giocatrice

• Dal 2018 al 2019: Valmontone (Serie A2)

• Dal 2019 - 2020: Real Terracina (Serie C) - Coppa Regionale

Forte, determinata, ostinata e passionale . Personalità da leader, fuori e dentro il campo. Lucida nelle analisi, propositiva nelle idee, appassionata e concreta. L’identikit di Maria Lucarelli è facile da tracciare. Una vita passata a rincorrere un pallone, un cammino legato indissolubilmente al campo. Passato, presente e futuro di una donna impegnata e motivata, pronta ad offrire - con la sua candidatura - indirizzi precisi e di prospettiva.

 

Maria, perché la scelta di scendere in campo, cosa l’ha convinta, quale pensa possa essere il suo contributo?
“Devo fare innanzitutto una premessa. Non è semplice per me, faccio fatica a tagliare il cordone che mi lega a questa disciplina. Il calcio a 5 mi ha regalato tanto, vittorie, gioie e sconfitte. Momenti indelebili. Sono però in debito con questo sport, perché qualche anno fa mi ha salvato la vita, il dono più prezioso. Se ho avuto la forza di combattere e vincere la partita più importante, quella che tutti chiamano il brutto male ma che io chiamo semplicemente cancro, lo devo a questo sport e quindi, ho la consapevolezza di vivere una seconda meravigliosa vita, fatta di gusto, passione e gioia. Con questo sono quindi ad ammettere come, se un lato “scendere in campo” possa costituire un grandissimo sacrifico perché amo con tutta me stessa fare sport attivamente e sul campo, allo stesso tempo amo così tanto il calcio a 5 che sono disposta a mettere in gioco qualcosa di veramente personale, al fine di contribuire al definitivo decollo di questa meravigliosa disciplina. Quando questo progetto mi è stato proposto, sono stata assalita da mille dubbi e domande. Una su tutte: Saró all’altezza? Beh! Mi è bastato scambiare quattro chiacchiere con gli uomini della squadra, per superare ogni resistenza. E poi, sarei la prima quota rosa nel Consiglio Direttivo e questo per me è ragione d’orgoglio. Mi propongo per fare da collante tra il vertice e le società femminili che ritengo essere la forza dell’intero movimento”.

Secondo lei, dove il Movimento è davvero chiamato a cambiare. Le chiedo ad esempio del Femminile. Esiste secondo lei un gap ancora tangibile, quali le forze e le idee da mettere in campo per segnare una svolta?
“Che esista un gap con il mondo maschile è inevitabile. Ma lo è anche per il calcio e per tutti gli altri sport. A mio avviso questa cosa non va vista e vissuta come una carenza da colmare. Il mondo delle ragazze deve fare il proprio percorso, migliorare, ma nel proprio stesso ambito, non in un insensato processo di comparazione con gli uomini. Desidererei che il mondo femminile possa marciare al fianco di quello maschile come una sorta di completamento ma conservando la sua identità. Per quanto riguarda le forze da mettere in campo , insisto nel sottolineare come siano le società la vera forza trainante, che danno vita al movimento. Questa disciplina l’ho vissuta per 30 anni. Siamo sempre state considerate l’ultima ruota del carro e spesso - ahimè - il carro la ruota l’ha anche persa. Per queste ragioni, mi auguro che tutto ciò finisca e le società vengano messe al centro del progetto per il supremo bene comune. L’idea principale è cercare di aumentare il numero delle tesserate, puntare sull’attività giovanile ed entrare nelle scuole”.

Quali sono - secondo lei -  le priorità da affrontare quando la nuova Governance si sarà insediata?
1. Qualità; porsi cioè a disposizione delle società che sono il vero fulcro di tutto il movimento, offrendo appositi percorsi di formazione.
2. Formazione dei tecnici; mister abilitati sulle panchine in grado di costituire un valore aggiunto per le ragazze.
3. Visibilità; condizione imprescindibile al fine di richiamare attenzione intorno a tutto il movimento femminile e soprattutto nella speranza di avvicinare preziose risorse economiche e non, per un processo  di miglioramento.

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