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La Squadra

Roberto

Marchesi

Nato a Cernusco sul Naviglio (Mi)

il 27/4/89

Giornalista sportivo e producer

 

Fino al 2010 - Esperienza lavorativa in TV locali
Dal 2010 al 2014 - Giornalista sportivo presso Sky Sport
Dal 2014 al 2018 - Giornalista sportivo presso FOX Sports
Inviato, presentatore e conduttore di diversi eventi sportivi internazionali tra cui:

- ‘El Clasico’ Barcellona-Real Madrid,
- Final Four di Champions di Volley
- Super Bowl 2017.
Dal 2018 - Multisport Senior Producer presso DAZN

Collaborazioni

Presentatore & MC di eventi internazionali per brand tra cui: Nike, NBA, Ducati, Bosch, Bikkembergs, Operazione Nostalgia

Attività nel futsal

Inviato e presenter per:
- Uefa futsal
- Euro2018
- Winter cup 2017
- Final eight 2016/2017/2018
- Finali scudetto 2017/2018

Roberto Marchesi e la nuova frontiera comunicazione del futsal targato WFF: “Dobbiamo essere al servizio degli appassionati, e appassionare chi ancora non ci conosce” Uno dei più competenti e passionali commentatori del calcio a 5, in passato a Fox ed ora a DAZN racconta il suo punto di vista sulla comunicazione di questo sport, e vede in Antonio Dario il perfetto Presidente della Divisione Calcio a 5.

Quando si parla di uno sport molto specifico, come il futsal, non si deve mai cadere nell’errore di generalizzarne la comunicazione. Parlare di calcio a 5 come si parlasse di calcio è un errore che è capitato spesso in passato a chi ha cercato di promuovere questa disciplina. Il futsal è il futsal, ha le sue specificità, le sue peculiarità, e come tali vanno valorizzate e spiegate in modo semplice e che possa arrivare in modo diretto a chi ci ascolta. Chi ha trovato una modalità simpatica, professionale, piacevole e molto coerente nel raccontare le vicende sportive del nostro mondo è stato Roberto Marchesi, un giornalista giovane ma con le idee molto chiare. Con Fox aveva iniziato un percorso molto apprezzato da tutti, raccontando il futsal con specificità e chiarezza. Lo sta proseguendo col suo Blog “Quarantaventi”, e pure con lo staff di We For Futsal. Per una volta lo mettiamo infatti dall’altra parte del microfono, per farci raccontare le sue idee sul momento del futsal italiano, sul modo migliore di darne visibilità e sulle prospettive di questa disciplina.

Roberto Marchesi, partiamo da qui: che cosa spinge una persona a gettarsi a capofitto nella politica sportiva?
“Non è una risposta facile. Credo sia la passione, almeno nel mio caso è questo. Una persona si getta anima e corpo nella politica sportiva perché crede che sia il modo migliore per poter fare qualcosa di concreto per la disciplina che ama. Il giusto percorso che dovrebbe esserci alle spalle di chi vuole intraprendere questa strada dovrebbe essere il giusto mix tra studi fatti ad hoc ed esperienza sul campo. In un mondo come il nostro e in questo momento, siamo in una situazione così difficile che ogni competenza deve essere sfruttata al meglio”.

Tu hai vissuto in prima persona i cambiamenti del futsal italiano negli ultimi anni: possiamo parlare di evoluzione, o sotto tanti punti di vista dovremmo parlare di involuzione?
“Al momento dobbiamo parlare di involuzione sotto tanti aspetti per il futsal italiano. Si è evoluto tantissimo il settore femminile, col suo livello tecnico cresciuto parecchio. Ritengo questo un movimento di eccellenza e un orgoglio per tutta la disciplina avere una Serie A di così alto livello. Però si è involuto tutto il resto purtroppo: sono rimaste poche società con storie di lungo corso. Forse è rimasta solo l’Acqua&Sapone tra le big che hanno fatto la storia. Meritano grande attenzione alcune big che vanno apprezzate per il modo di lavorare che hanno: parlo di Pesaro, Came, Sandro Abate, CMB. Però non possiamo negare che ci sia un’involuzione tecnica nel nostro campionato: una volta arrivavano i campioni a 20 anni, ora arrivano a fine carriera, penso ad esempio ad un fuoriclasse come Wilde. La nazionale deve essere lo specchio e il traino del movimento, e sono convinto che abbiamo bisogno di un grande risultato della nazionale per provare a rilanciare il tutto. A livello dirigenziale c’è poco da dire: il nostro movimento è stato governato male nel recente passato”.

Parliamo un po' di te, come giornalista del futsal hai avuto modo di rapportarti con tanti mostri sacri di questa disciplina a livello mondiale. Che cosa ti hanno lasciato dentro questi confronti e soprattutto le interviste che hai realizzato coi più forti giocatori della storia come Falcao e Ricardinho?
“Mi hanno lasciato tanto, sotto tanti aspetti. Mi hanno fatto capire che se uno ha un talento fuori dal comune, ma sa anche usare i media in un certo modo, può diventare una stella internazionale anche se arriva dal “calcetto”, come viene comunemente chiamato il nostro sport. Loro sono stati fuoriclasse sia sul campo che come promotori della disciplina. Al contrario penso ad esempio a Merlim, un giocatore di livello assoluto, tecnicamente al loro livello, che però preferisce parlare solo sul campo, mentre loro hanno trovato la giusta chiave per diventare stelle. Quegli incontri che ho avuto con loro mi hanno fatto capire che possiamo “portare il calcio a 5 fuori dal calcio a 5”. Ho trovato due persone pazzesche, con cui è rimasto un bellissimo rapporto: volevano lasciare il segno anche in Italia, una nazione dove c’era tanto interesse. Si tratta di due personaggi che possono dare ancora tanto al nostro sport: sono convinto che il vero salto di qualità il movimento italiano lo farà quando nascerà un Ricardinho che si chiamerà Mario Rossi…”.

Oltre all'aspetto giornalistico e da semplice appassionato, hai avuto modo di "vivere" il futsal anche da allenatore. Che ricordo ti porti dentro della tua esperienza da allenatore femminile, dove se non sbaglio hai conquistato il titolo di campione d'Italia Universitario?
“Come allenatore ho ricordi meravigliosi, e posso dire di portarmi dentro un’esperienza indimenticabile, dove le ragazze hanno insegnato a me molto di più di quanto io abbia insegnato loro. Ho allenato per sei anni la Rappresentativa della “Bicocca”, nel Campionato Universitario Milanese, e per cinque anni ho perso la finale del campionato, contro squadre che avevano giocatrici di Serie A di calcio a 11. Il sesto anno ho provato ad insegnare loro a fare il portiere di movimento, e la finale l’abbiamo vinta proprio con questa scelta. E’ uno dei ricordi più belli che ho. Proprio perché allenavo quella rappresentativa, ho avuto nel 2014 la possibilità di allenare quella di Milano, e siamo arrivati in finale contro Bari, che faceva affidamento su diverse ragazze dello Statte e della Salinis. E’ stato meraviglioso: sono convinto che il futsal sia la migliore espressione di sport al femminile che possa esserci, poiché la componente tecnico cognitivo si sviluppa in maniera incredibile nelle ragazze”.

Parliamo adesso del tuo pane quotidiano, la comunicazione. Con un network prestigioso come Fox avete cercato di introdurre una nuova narrazione del Futsal. Di che tipo di comunicazione ha bisogno il nostro mondo?
“Con Fox ho vissuto esperienze eccezionali, e credo con orgoglio che avevamo trovato la giusta chiave di comunicazione di questo sport: non dare fastidio agli appassionati con troppa specificità, ma cercare di raccontare questo sport nella maniera più popolare possibile, provando a spiegare tutto, dalla tipologia di pallone, alla Coca Cola sullo straccio a bordo campo al portiere senza guanti. Questo sport ha bisogno di una parte narrativa e didattica, per allargare il bacino d’utenza; come tutti gli sport di nicchia dobbiamo allargare gli orizzonti. Dobbiamo trovare il modo di far apprezzare questa disciplina a chi non la conosce, senza infastidire chi ne fa già parte, e la difficoltà sta tutta nel trovare il giusto equilibrio”.

Importante, oltre la comunicazione, è anche l'opinione, e tu col tuo portale "Quarantaventi" lanci spesso tanti spunti di riflessione sul nostro mondo.
“Quarantaventi mi ha dato grandissime soddisfazioni. Mi ha fatto passare la quarantena di marzo-aprile con uno scopo: non potevo vedere trattare così male il mio sport preferito. Ho pensato: so scrivere? Allora scrivo. Provo a dare spunti di riflessione, sia su temi di campo che di politica sportiva. E da qui nasce la voglia di collaborare con Antonio Dario, che mi ha fatto sentire importante e mi ha permesso di lavorare per un progetto molto ambizioso. Mi ha dato la soddisfazione di poter arrivare a tutti, ed è stata una cosa molto bella, partita da zero e messa in piedi in due mattine, in cui ero di riposo al lavoro, e mi ha portato a far parlare di me tutto il futsal nazionale. Anche a far arrabbiare qualcuno… Ma credo che fosse necessario in quel momento”.

Ultima cosa. In un momento di assoluta mancanza di stabilità a livello federale, perché credi che Antonio Dario e il suo staff di WFF potrebbero essere le persone giuste in questo particolare momento storico?
“Sono sicuro che Antonio sia la persona giusta per dare un futuro roseo a questo sport, lo è adesso, e credo lo sarebbe stato in qualsiasi altro momento storico. E’ in assoluto il politico del calcio a 5 di livello più alto che ci possa essere, e sono veramente contento che mi abbia chiesto di partecipare a questa avventura. Spero lui vinca, spero di diventare un consigliere al suo fianco, per il bene del calcio a 5 italiano. E’ competente, ha esperienza, ha vissuto il futsal in diversi ruoli, ha il rispetto della Uefa, non troverei persona più adatta di lui a ricoprire il ruolo di Presidente della Divisione C5: ha il rispetto dei giocatori, che poi sono quelli che portano la gente nei palazzetti. W il futsal, W We For Futsal”.

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