• Adriana Di Nisio

FLASHBACK! MA È GIÀ FEBBRE... PER SABATO SERA

Quanto manca? Contiamo le ore in attesa della finalissima di Sabato. Ed intanto ci tuffiamo nei ricordi di un lunedi magico per fissarne ogni istante.



La Coppa è lì. Il Montesilvano vuole alzarla stasera. Il Falconara vuole riportarsela a casa.

È tutto pronto. La magia inizia con l'inno d'Italia. Da brividi. Due gruppi di ragazze strette con le braccia sui fianchi, legame immobile; a differenza delle gambe che traballano a ritmo, per l'ansia, per l'adrenalina. E poi la voce delle ragazze, la bocca è nascosta ma le mascherine si muovono, sembrano parlare ed effettivamente così è, urlano senso di appartenenza e fame di vittoria.

Si rompono le righe, ora si fa sul serio. Guidotti abbraccia D'Incecco e le sussurra qualcosa. Poche parole e un bacio sulla fronte. Quante finali hanno giocato insieme. Innumerevoli. Vinte, perse, vissute. Pato ha il fuoco negli occhi, si posiziona a centro campo, incita le compagne e poi si gira con le braccia larga: sta entrando in battaglia e si mette sugli scudi. Si sente di nuovo il pubblico e quel coro per Taty.

L'abbigliamento dei due mister è l'emblema della partita. Santangelo ha i capelli sistemati, tutti i riccioli a loro posto. Vestito elegante, scarpe lucenti e camicia bianca. Stasera c'è una coppa da alzare, serve l'alta uniforme. Neri è in tuta, maglietta a maniche corte e Joma ai piedi. Quasi a voler dire che oggi è una partita come tante, non è la finale. Non serve il vestito formale perché stasera non si alzerà nessuna coppa.

Pato si avvicina pericolosa alla porta, Ferrara balza dalla panchina come se volesse spingere quel pallone in rete con la telepatia. Ma non ha questo super-potere. Amparo dà indicazioni, incita, batte le mani, si sistema il tuppo ed è comunque su ogni pallone. “Le donne sono multitasking” è stato detto guardando una sua partita, non c'è dubbio. Su una punizione, Luciani cerca di ostacolare la visuale ad Ana, Ana sistema comunque la barriera, poi si guardano e si sorridono. Si conoscono, si rispettano.

Neri crea il solco in panchina, avanti e indietro spasmodico, il parquet si è consumato.

Eccolo. Il gol è arrivato. Pato non perdona, un urlo che sa di liberazione, l'abbraccio con le compagne e poi sguardo e mani verso il cielo. Una dedica, un ringraziamento.

Sale la tensione. Borges urla per un fallo fischiato contro, l'arbitro la richiama ed è un attimo. Prende fiato, torna lucida, alza la mano e chiede scusa mille volte. Si è resa conto, la foga ha preso il sopravvento ma solo per qualche secondo. Esemplare.

C'è ancora tempo per un tiro libero. La panchina in piedi, “forza Isa!”, Pereira è imprecisa, anche questa volta la telepatia non ha funzionato.


La magia inizia con l'inno d'Italia. Da brividi. Due gruppi di ragazze strette con le braccia sui fianchi, legame immobile; a differenza delle gambe che traballano a ritmo, per l'ansia, per l'adrenalina. E poi la voce delle ragazze, la bocca è nascosta ma le mascherine si muovono, sembrano parlare ed effettivamente così è, urlano senso di appartenenza e fame di vittoria.

Si torna in campo, Amparo mette la sua mascherina sul gancio di Esposito. Le ha soffiato il posto ma è solo una scusa per guardarsi negli occhi e darsi coraggio. Sulla fascia da capitano di Luciani, oltre alla classica C maiuscola in nero si scorgono delle scritte rosse. Sembrano delle firme. Lo sono. Sbiadite ma limpidissime. Evidentemente importanti per averle sempre con sé e così vicino al cuore.

Pari. Eurogol di Xhaxho. Una bordata di sinistro sotto il sette. Si prende l'abbraccio delle compagne, ma gli occhi sono fissi in tribuna, liberata dalla morsa si arrampica sulle panchine, allunga la mano, non ci arriva, si allunga ancora di più e stropiccia i capelli color argento della mamma. Emozione. Di tutti, non solo la loro.

Buon umore sulla panchina di casa smorzato da un altro gol. Pato stasera non si tiene, supera due avversarie di prepotenza; ne avrebbe superate anche dieci. Prende la maglietta e mostra fiera il simbolo societario poi si abbandona nelle braccia dei tifosi.

La partita si fa sempre più tesa, spalla a spalla, contrasto dopo contrasto, su ogni scontro nasce un battibecco, ma giusto il tempo di un attimo per scaricare la tensione. Si conoscono, si rispettano. Così D'Incecco si lamenta per la caduta accentuata di Ferrara ma poi restituisce il pallone con gran fair play sotto di un gol e con i minuti che scappano via; allo stesso modo Dibiase contesta la simulazione a Borges ma poi accorre a sincerarsi delle sue condizioni; ed ancora Amparo a terra in preda ai crampi subito soccorsa da Dibiase e Guti.

E c'è chi ancora si chiede se sia il caso di rendere il futsal femminile sport professionistico. La risposta è davanti agli occhi, basta guardare. Anche distrattamente. E non ci si porrebbero più domande. Stupide peraltro.

Pato. Ancora Pato, immensa Pato. Tripletta. Marta, sfinita, cerca lo sguardo della compagna e con i pugni chiusa le urla “Vamossss”. Ora Santangelo si gratta la testa, scompone quei riccioli per cercare una soluzione. Portiere di movimento, ma non c'è nulla da fare.

Pato si lancia sui tifosi scavalcando la transenna, poi Luciani ed infine Ferrara. Taty si inginocchia a terra, respira, le si avvicina Neri, l'aiuta a rialzarsi, l'abbraccia, si guardano e poi parte di nuovo il coro. L'omaggio a Taty. Le padrone di casa tornano in panchina, si chiudono a cerchio, Sestari urla qualcosa e le altre la guardano rapite. Poi rimangono lì, chi fa allungamento, chi sorride, in fondo ancora non è stato scritto nulla. Non è finita.

È solo tutto rimandato, lo spettatore ringrazia.


E c'è chi ancora si chiede se sia il caso di rendere il futsal femminile sport professionistico. La risposta è davanti agli occhi, basta guardare. Anche distrattamente. E non ci si porrebbero più domande. Stupide peraltro.

Adriana Di Nisio

per We For Futsal














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