• Fabiana Di Nardo

GOD SAVE THE … FUTSAL

Non cadrò mai nella tentazione di farmi coinvolgere dal futsal-mercato. Me ne disinteresso. Per scelta. Consapevole. Inseguire con lucida (in)coscienza lo scoop (?!). Ma quale precisamente? Una vittoria di Pirro, personalmente. Dove lo sforzo (?!) non giustifica il risultato finale. Cioè in pratica, dovrei scrivere - per dovere di cronaca - di trattative e trasferimenti di cui tutti già abbondantemente sono a conoscenza. Molti dei quali, peraltro - e senza possibilità alcuna di smentita - sono noti ai più almeno dallo scorso gennaio. Ma dai! Il segreto di Pulcinella è roba da cui mantengo rigorosamente le distanze.

Per forma mentis (grande difetto il mio) mi piace guardare le cose sempre da prospettive diverse. E quello che osservo, leggo, sento - lo ammetto - non mi piace. Per nulla. Il mercato! Nel futsal! Mamma mia! Mi verrebbe da esclamare. Un pianeta dove orbitano stranissimi satelliti. Quella “roba” gestita da strani consiglieri (procuratori?!) che - tutti sanno ma per comodità e prassi fanno il gioco delle tre scimmiette - non esistono, non sono legittimati, non sono riconosciuti. Eppure gestiscono, spostano, manovrano, insomma si occupano proprio di Procure o chiamatele consulenze (forse così vengono saldati i conti?). E - sentite il paradosso - finisce addirittura che alcuni di questi “mediatori di bancarelle”, l’anno prima sponsorizzino un giocatore ad una squadra e l’anno successivo vengano ingaggiati dalla stessa società.


Io ho provato a chiedere al Presidente Bergamini, gliel’ho chiesto e - per sicurezza - sono andata anche a riascoltare la risposta. Una domanda non risposta, in pratica. Mea culpa. Avrei dovuto incalzare e non l’ho fatto. Mi metto nell’angolo, faccia al muro. Lo merito.


Insomma il mercato, quello dove anche gli allenatori (ori-ori) indirizzano scelte e trasferimenti, dove si parla - con nonchalance - di accordi preliminari firmati. (Ma è tutto legittimo e possibile? Lo chiedo per ignoranza). A me - parlando di dilettanti risulta strano - ma forse sbaglio. Evidentemente sì. Altrimenti dove sono i deferimenti?!


I deferimenti. Ne ho letti ultimamente. Di dirigenti che, per aiutare le società in difficoltà con le iscrizioni, portavano soldi in Divisione per evitare esclusioni. Le regole vanno rispettate. Dunque, giusto non guardare il fine ma lo strumento. Ci sta! Però - amici - siamo in Italia. E se troviamo il modo per regolamentare gli aiuti, allora, le regole hanno un sapore di gesto eroico. Mi viene in mente la Divisione che, prima delibera i termini perentori delle iscrizioni, poi li posticipa. Con una deroga formalizzata. Per aiutare proprio le società in difficoltà. E quelle brave che avevano rispettato i termini? E vabbè! Piace a tutti avere la botte piena e la moglie ubriaca: è risaputo.


Il Futsal è quel mondo strano dove si invoca la “formazione” dei dirigenti ma poi si legittima che siano - a ricoprire ruoli importanti - gli amici degli amici, dove si affida il marketing ai venditori di enciclopedia porta a porta. (Stupida io che ho deciso di laurearmi e specializzarmi, stupida davvero).


Io poi mi chiedo, perché molti si offendano quando il Futsal viene identificato come calcetto. Ricordo a me stessa il mio primo articolo pubblicato. Anno 1999; il mio primo direttore, Antonio Caggiano, oggi in Rai (lo ricordo perché i Maestri vanno sempre menzionati) mi invió a seguire il Torneo di calcetto Under 19, città di Mercogliano. Vi assicuro e dovete credermi, in quel torneo esistevano molte più regole, rigide e rigorose, di quante io me riconosca nel Futsal. Ma sarà un mio limite evidentemente.

Insomma, la morale della favola è che, mi chiedo, spesso oramai “Ma chi me lo ha fatto fare”. Poi chiudo gli occhi, pochi secondi, e trovo - fortunatamente - la risposta. Quando li riapro sono in un palazzetto. Sono a Rimini, a Porto San Giorgio, a Pesaro, a Pescara. E ricordo la classe di Borruto che mi ha incantata, la passione di Musumeci, ricordo le lacrime di Marcelinho quelle del presidente Zanetti, ricordo lo spettacolo sugli spalti finalmente gremiti, penso alla forza di Taty, all’abbraccio della Sestari con Marta, a quel trofeo stretto tra le lacrime dalla Borges. Penso ai giovani del Regalbuto a cui un futuro va assolutamente regalato. Penso alla magia del Futsal e dimentico il resto. Ed è lì che trovo la risposta.


Sì. Ne vale la pena. Ne vale ancora la pena. Perché è proprio questo il segreto del Futsal. Che la tanta approssimazione, in tante troppe cose, non spezza l’incantesimo. E la magia - che molti non meritano - resta negli occhi e nel cuore.


God save the … Futsal



Fabiana Di Nardo

per We For Futsal









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