• Francesco Penta

I GUERRIERI DELLA NOTTE

L’immagine triste e sconsolata della dirigenza federale è comprensibile, di fronte alla sfiga di un blackout che ti blocca la prima delle due finali. Gioisce (ma neanche tanto in questa situazione) solo il Pesaro che rende, se non inutile, fortemente indirizzata gara due per un regolamento (gol aggregati) non proprio azzeccato.

La Meta Catania ora dovrebbe vincere con sei gol di scarto a casa dei rossiniani che stasera recuperano De Oliveira e possono contare inoltre sui riposati Taborda e Jefferson. Quella sul regolamento, purtroppo, non è l’unica stonatura di questa final four d’emergenza. È incomprensibile, dopo oltre due ore dalla calata delle tenebre sul PalaPizza, che Presidente e Vicepresidente vicario della Divisione calcio a cinque, i quali dovrebbero mantenere la lucidità necessaria che il loro ruolo e la responsabilità impone, rimettano alle società la decisione di come proseguire. Più che comprensibile la diversa prospettiva di Musumeci e Pizza. Il primo vorrebbe una finale secca: già è costretto a giocare a casa della favorita e dovrebbe prolungare il soggiorno realizzando una condizione di ulteriore svantaggio; il secondo manco a pensarci: gioca in casa davanti al suo pubblico, ha il roster più lungo e soprattutto il regolamento è dalla sua. E come è naturale l’accordo non si trova.


È incomprensibile, dopo oltre due ore dalla calata delle tenebre sul PalaPizza, che Presidente e Vicepresidente vicario della Divisione calcio a cinque, i quali dovrebbero mantenere la lucidità necessaria che il loro ruolo e la responsabilità impone, rimettano alle società la decisione di come proseguire

La soluzione di mezzo, più comoda e meno coraggiosa, è: non mutare il programma originario e si gioca (ma bisogna correre perché la mezzanotte sta per scoccare) e gara due rimane il giorno dopo lunedì (oggi ndr), a questo punto a meno di 18 ore di distanza.

La gara inizia alle 23.57 (si leggete bene: mezzanotte meno tre minuti!), perché la Meta Catania ci stava ripensando e, solo la determinazione di Manzione - che ha intimato alla squadra siciliana di entrare in campo con un fischio molto intimidatorio - ha consentito l’inizio di gara uno finale scudetto.

Gli spettatori rimasti (proponiamo un premio speciale a ciascuno di essi perché tenere a freno prima e in braccio poi i bambini addormentati è una impresa stoica) possono godersi le prodezze di Miarelli e Borruto (due a cui le ore piccole fanno bene) che ci riappacificano un po’ con il futsal e danno un minimo di senso al loro sacrificio.

Qualche pensiero sparso: dove e cosa avranno mangiato i giocatori della Meta Catania alle due di notte con il coprifuoco in corso? Quelli del Pesaro qualcosa in frigorifero di casa loro certamente hanno trovato. Noi abbiamo digiunato ma, oltre che farci bene, non siamo certo chiamati questa sera a giocare un’altra partita.

Cosa avranno detto e fatto gli spettatori in tv rimasti in attesa per oltre tre ore senza notizie rassicuranti e avranno vinto le fatiche della giornata e resistito alla palpebra calante?

Quale impegno improrogabile avevano i dirigenti federali i quali al triplice fischio se la sono data a gambe levate, lasciando che le ultime schermaglie della serata si consumassero negli spogliatoi in un clima ovviamente incandescente?

Cosa avranno detto e pensato gli stakeholders delle società della massima serie per una diretta notturna conclusasi poco prima delle due del mattino e di una seconda gara che, nonostante l’indomito carattere dei siciliani, francamente sembra davvero poco interessante per il pubblico?

Musumeci (il capitano), Taborda, Rossetti, Honorio... salvateci voi!

Quale impegno improrogabile avevano i dirigenti federali i quali al triplice fischio se la sono data a gambe lasciando che le ultime schermaglie della serata si consumassero negli spogliatoi in un clima ovviamente incandescente?

Francesco Penta

per We For Futsal














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