• Orlando D'Angelo

Merlim: "La mia storia vincente con lo Sporting. Il mio futuro? In Italia"

Il laterale nato a Dourados ci racconta cosa significa per un professionista del futsal difendere una maglia prestigiosa e amata come quella dei Leoni della capitale portoghese. E alla fine ci concede anche un clamoroso spoiler sul finale della sua carriera...


Un italiano vero. Alex Merlim, per tutti Babalu, ma per gli appassionati di tutto il mondo “Il Mago”, a 34 anni è nel pieno del suo momento magico. Al sesto anno con la maglia biancoverde dello Sporting Lisbona, con cui sta facendo razzia di titoli in terra lusitana nell’infinita sfida contro i cugini del Benfica, il laterale nato a Dourados ci racconta cosa significa per un professionista del futsal difendere una maglia prestigiosa e amata come quella dei Leoni della capitale portoghese. E alla fine ci concede anche un clamoroso spoiler sul finale della sua carriera: tornerà in Italia. Per la gioia degli amanti del futsalmercato e delle sue giocate stellari. Che intanto fanno sognare anche il nuovo corso dell’Italia di Bellarte.


“Cosa significa rappresentare lo Sporting? Per me è un sinonimo di grande responsabilità. Significa: vincere o vincere. Far parte di una squadra che ha alle spalle un club di calcio professionistico fa la differenza, soprattutto per quanto riguarda l’appoggio a livello strutturale e quello personale per ogni singolo tesserato. Essere allo Sporting ti dà una sensazione di sicurezza che aiuta nel lavoro quotidiano e nel restare concentrati per cercare di conquistare tutti gli obiettivi”.


“Cosa significa rappresentare lo Sporting? Per me è un sinonimo di grande responsabilità. Significa: vincere o vincere.”


Messaggio ricevuto, forte e chiaro. Ma il rapporto con una metropoli e con una tifoseria che ha centinaia di migliaia di supporters come si vive?


“Lisbona è una città enorme, con due club che da anni giocano un derby sentitissimo: Sporting – Benfica. La rivalità è forte e mi ricorda la mia esperienza nella Luparense: quando si giocava contro la Marca, c’era un forte sentimento di rivalità. Ma qui la differenza è che ci sono due squadre di calcio dietro, e le rispettive tifoserie. Caldissime e orgogliose. Il livello dei giocatori, però, per me è molto simile a quello che c’era ai miei tempi in Italia. Per questo la gente segue con passione, riempie il palazzetto per venirci a vedere e, soprattutto, tifare. C’è un ambiente pazzesco: è molto divertente poter vivere questa continua emozione”.


A fare la differenza, però, è la sicurezza di avere alle spalle una vera e propria industria dello sport, come la società polisportiva Sporting Lisbona.


“Non si può generalizzare. Io qui a Lisbona ho vissuto una nuova esperienza per quanto riguarda la sicurezza contrattuale. Credo che avere una società professionistica alle spalle faccia la differenza. Abbiamo una struttura fenomenale. Non siamo alla pari del calcio, ovviamente, ma considero buono il rapporto. La differenza con l’Italia, credo di poterlo dire, riguarda la situazione contrattuale. Da voi è poco rigoroso il rispetto degli accordi. C’è instabilità degli sponsor nelle squadre, e questo tipo di situazione può creare problemi ai giocatori: è una difficoltà, una preoccupazione che fa male al nostro sport. Quando si chiede a un giocatore qual è il principale desiderio prima di scegliere una squadra, cambiare città e spostarsi a migliaia di chilometri da casa, state certi che la risposta è sempre la stessa: contratto di lavoro, stipendio sicuro ogni mese, stabilità e sicurezza per la famiglia”.


“La differenza con l’Italia, credo di poterlo dire, riguarda la situazione contrattuale. Da voi è poco rigoroso il rispetto degli accordi. C’è instabilità degli sponsor nelle squadre, e questo tipo di situazione può creare problemi ai giocatori: è una difficoltà, una preoccupazione che fa male al nostro sport.”


Ha già vinto 17 titoli con lo Sporting Lisbona dal 2014 ad oggi. L’ultimo è la Coppa do Portogallo appena alzata al cielo nella solita, tiratissima finale contro il Benfica. Come fa ad avere sempre fame di trofei?


“Il mio segreto? Tanto lavoro e mente sana”.


L’età non conta, conta la testa. E contano gli stimoli. Vero?


“Ho 34 anni, però sento veramente di essere nel momento di miglior forma della mia carriera. L’età nel futsal è ormai un preconcetto superato. Il Lavoro, l’esperienza: fattori che mi portano a giocare con grande sicurezza. E la tensione prima di ogni partita mantiene viva l’emozione che sento per quello che faccio”.


La lunga e vincente esperienza di Merlim si sta rivelando un’arma importante anche per la rinnovata e ringiovanita Nazionale italiana. Da reduce della vittoria europea del 2014, al pari di Murilo e Mammarella, sarà uno dei pilastri dell’Italia verso l’Europeo 2022 in Olanda. Il progetto con tanti giovani piace a Babalu.


“Sinceramente quando guardo la Nazionale non vedo differenze tra ragazzini e uomini esperti, ma vedo una squadra composta da giocatori appassionati dei colori dell’Italia e di calcio a cinque. Gente che fa di questo sport un lavoro e che desidera costruire il proprio percorso a suon di vittorie. Sono nella Nazionale perché credo veramente che con il lavoro e la responsabilità possiamo fare grandi cose. Le critiche ci saranno sempre. C’erano quando eravamo solo giocatori “d’esperienza”, figuriamoci adesso. E’ normale che ci sia questa pressione. Io penso solo a fare il mio lavoro con la responsabilità di sempre, aiutare i miei compagni a conquistare tutte le vittorie possibili. Voglio fare ancora più grande il nome della nostra Italia”.


“Sono nella Nazionale perché credo veramente che con il lavoro e la responsabilità possiamo fare grandi cose."


Nel suo futuro c’è un grande ritorno in Italia. Per chiudere la carriera.


“Tornare da voi? Certo! La liga spagnola? Non ho desiderio di giocare in Spagna. La mia voglia era vincere la Champions e ho potuto farlo qui in Portogallo. Per quanto riguarda l’Italia, non solo ho voglia di tornare a giocare nel vostro Paese, ma ho già deciso: resterò a vivere definitivamente in Italia alla fine della mia carriera”.


Orlando D'Angelo

per We For Futsal


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