• Francesco Penta

TANTA ATTESA PER…NULLA

Due i punti cruciali del tanto discusso comunicato n. 34, il primo dei quali non è stato a nostro parere sufficientemente considerato perché ai più forse è sfuggito.

Ebbene la Finale scudetto torna dopo molti anni a tre gare!

Dopo lo Sky Arena in territorio neutro, un’altra decisione che priverà il pubblico delle contendenti al titolo, della bellezza di una o due gare di finale in più e giocate finalmente nella propria casa, con tutto quello che significa portare Sky nella propria città sia a livello di comunicazione che di coinvolgimento del territorio, imprenditoriale e non. Ma guardando la cosa anche da un punto di vista tecnico non si può non evidenziare che la squadra che vince, o comunque meglio si comporta, nel corso della stagione regolare non trae in pratica alcun vantaggio. Giocare la prima, infatti, della serie a tre di finale fuori casa è un rischio altissimo, anzi secondo alcuni è addirittura uno svantaggio.

La finale a cinque gare con l’alternanza 1/2/2 oppure 2/2/1 garantiva ad ogni modo un vantaggio consistente alla squadra che arriva davanti nella stagione regolare. Come è giusto che sia. Portogallo e Spagna per citare i campionati europei di riferimento giocano su 5 gare! Da sempre e continueranno.

Il secondo tema e’ quello che sta destando maggiore discussione e polemiche: non ci sarà la promozione diretta in serie A per le vincitrici dei 4 gironi di serie A2 giusta deroga concessa dal Consiglio Federale all’art. 49 delle NOIF, e le retrocesse saranno 14 invece che 12 (in dispregio a quanto sancito nel comunicato numero 1 della Divisione stessa). Non sarebbe la fine del mondo ( la Divisione, non solo questa, è abituata all’uso esagerato delle deroghe) ma sarebbe stato sacrosanto diritto, in questo caso, per le società a saperlo prima. Perché se partecipo ad una competizione devo sapere in anticipo quali solo le regole di questa competizione. Ne va della mia pianificazione e strategia di gestione delle risorse tecniche, di quelle economiche, tanto per dirne due. Chiaramente, almeno per noi, la scelta è dovuta alla opportunità/necessità di salvare la quinta della serie A dalla retrocessione ( che obiettivamente era eccessiva).


Ma, riparare ad un errore con quello che, al momento, appare come un errore più grave, non è mai una buona cosa.

Il punto della questione è che non c’è chiarezza sul progetto pensato ( e già bocciato in Lega) di riforma dei campionati, quindi ogni decisione sembra figlia più della improvvisazione, della personale voglia di cambiare per forza qualcosa per lasciare la propria impronta e - ciò che è più grave - senza preoccuparsi di consultare le società. “Consulta” absit iniuria verbis. Presunzione e mancanza di visione, ulteriormente comprovate dall’ulteriore rinvio del regolamento del “play in” ( il termine mi evoca il drop in e il drop out di elettorale memoria). Insomma l’attesa non è stata ancora soddisfatta perché non sappiamo, e le società soprattutto non sanno, come funziona questo campionato. Francesco Penta

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